Avigliana, 3 ott. – “Se fosse davvero una linea ferroviaria utile, perché mai dovremmo essere contro? Siamo ecologisti, siamo per i treni, per il trasporto pubblico, per togliere merci dai TIR. Ma se siamo qui è perché questo non è un treno. È un binario morto, un pozzo senza fondo di denaro pubblico che servirebbe a ben altro”, così Marco Grimaldi, Alice Ravinale e Sara Diena (AVS) dalla marcia No Tav.
“Siamo qui oggi perché la linea di collegamento al tunnel Avigliana – Orbassano, il cui progetto è in fase di approvazione, può e deve essere fermata: per gli impatti ambientali devastanti, dagli scavi per 8 km nella collina morenica ai danni sulla falda di acqua potabile che serve per il 10% del bacino Smat, e perché non possiamo permetterci di buttare 3 miliardi di euro, sottraendoli al trasporto pubblico e in primis alle metropolitane di Torino, per 24 km di ferrovia. Senza contatre che il progetto servirebbe per collegare il tunnel di base all’interporto di Orbassano, che la Giunta Cirio vuole privatizzare”.
“Dopo 25 anni di studi e 10 di scavo, solo in Francia, il tunnel di base è al 18%: 21,6 km su 118,8 km. L’unica talpa attiva fa 300 metri l’anno invece di 4 km. Le altre 4 sono parcheggiate in Germania dal 2023. La Francia ha già detto che non farà la nuova Lione-Saint Jean prima del 2045. Non c’è nessun corridoio Lisbona-Kiev. È una retorica morta, smentita dagli stessi Stati che dovrebbero costruirlo”.
“Il costo del solo tunnel, tra studi e opere, è di 16,1 miliardi. Con le tratte nazionali si va oltre i 27. L’Europa in 25 anni ne ha messi 1,9, meno del 12%, e ha già dovuto revocarne i due terzi perché i lavori non esistevano. Italia 37% di copertura, Francia 8%. Non siamo nemmeno al 60% di coperture del solo tunnel: l’opera è finanziariamente inesistente”.
“Il punto è politico” – concludono gli esponenti rossoverdi: – “questa non è mobilità sostenibile. È l’idea novecentesca che spostare merci più velocemente da Rotterdam a Genova salverà l’economia, mentre i pendolari tra Bussoleno e Torino viaggiano su una linea singola dell’800 e i valichi esistenti sono sottoutilizzati, come diceva Legambiente già nel 2006”.
“Se fosse una cura del ferro, la sosterremmo. Così è una cura del cemento. Fermarla non è essere contro il futuro, è l’unico modo per liberare risorse per il vero trasporto ferroviario, per il clima e per il lavoro e su questo continueremo a insistere anche con i nostri alleati”.
Lo dichiarano Marco Grimaldi, vicecapogruppo di AVS alla Camera, Alice Ravinale, capogruppo di Avs in Consiglio Regionale Piemonte e Sara Diena, capogruppo di AVS-SE in Comune a Torino, che stanno prendendo parte alla marcia di amministratori della Bassa Val di Susa e No TAV insieme agli assessori all’ambiente di Rivoli e Collegno in quota Avs, Angelo Tribolo e Roberto Bacchin, i coportavoce provinciali di Europa Verde Erica Bevilacqua e Vito Rosiello, la consigliera regionale Valentina Cera e il consigliere Comunale a Torino Emanuele Busconi.
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